giovedì 18 ottobre 2012

La sintassi del pronome relativo

In questo articolo prenderemo in considerazione la sintassi del pronome relativo, ovvero i fenomeni che interessano le preposizioni relativi, rendendole talvolta piuttosto difficili da comprendere e non semplici da rendere in italiano, senza perdere la pregnanza che avevano nella lingua originale.
  1. Partiamo dal fenomeno più semplice: la prolessi del relativo. In questo caso, semplicemente, la proposizione relativa viene anticipata - con evidente posizione enfatica del relativo contenuto - rispetto alla sovraordinata. In tal caso, l'elemento cui il relativo si riferisce acquisisce funzione epanalettica, ovvero di 'ripresa' dell'enunciato relativo. Una spiegazione differente di tale fenomeno, centrata sulla dinamica Tema/Rema, vede nella prolessi del relativo un fenomeno la cui funzione sarà piuttosto quella di circoscrivere ciò di cui si parla (Tema), così da concentrare l'attenzione su ciò che se ne dice (Rema) all'interno della reggente (Francesco Michelazzo, Nuovi itinerari alla scoperta del greco antico, Firenze, FUP, 2006, p. 287). Vediamo un esempio, tratto da una favola di Esopo:
    οτω πολλάκισ μ τέχνη παρέσχε, τατα τύχη διεβράβευεν
    Così, ciò che non si ottiene con l'arte, spesso viene concesso in dono dal caso.

  2. Un fenomeno più complesso è quello dell'attrazione del relativo, la quale viene detta diretta, nel caso che il relativo, invece di trovarsi nel caso richiesto dalla sua funzione sintattica all'interno della subordinata, venga attratto nel caso dell'antecedente (generalmente genitivo o dativo); inversa nel caso opposto (e decisamente più raro), ovvero quando è l'antecedente ad essere attratto nel caso del relativo, restando in questo modo di fatto sospeso e creando, dunque, una sorta di anacoluto.
    Vediamo un esempio del primo caso, il più frequente, tratto dall'Anabasi di Senofonte:
    πως ον σεσθε ξιοι τς λευθερίας ς [in luogo di ν) κέκτησθε.
    [Cercate] di essere degni della libertà che avete conquistato.

  3. Spesso, in greco antico, il dimostrativo viene omesso e ci troviamo in presenza del solo relativo, che può trovarsi nel caso richiesto dalla sua funzione sintattica all'interno della subordinata, ovvero può essere attratto nel caso dell'antecedente. Vediamo un esempio:
    πιστεύω δίκαια εναι λέγω.
    Spero che siano giuste le cose [τατα] che [] dico.

  4. Nel caso, invece, in cui l'antecedente sia un sostantivo esso, privato dell'articolo, può essere inserito in clausola alla relativa. Questo fenomeno può associarsi a quello dell'attrazione diretta, come nel seguente esempio, tratto sempre dall'Anabasi di Senofonte:
    τούτους  κα ρχοντας ποιει ς κατεστρέφετο χώρας.
    Ed essi li nominava governatori del paese che di volta in volta assoggettava.

  5. Un fenomeno molto presente anche in latino è quello chiamato nesso del relativo, che consiste nel collocare ad inizio di frase o di periodo (dopo un punto o altro segno forte di interpunzione) un pronome relativo, che fa riferimento al contenuto del periodo precedente. Esso va tradotto in italiano con un pronome dimostrativo o personale preceduto da congiunzioni coordinanti (Antonio Aloni, La lingua dei Greci, Roma, Carocci, 2003, p. 249).
    περ ν βουλεύεσθαι χρ
    E su questi fatti è necessario deliberare

  6. Infine, bisogna prestare molta attenzione ai casi di mancata concordanza (sillessi del pronome relativo). In questi casi, il pronome relativo si troverà non nel genere e nel numero dell'antecedente, come di norma, bensì attratto nel genere o numero del complemento predicativo del soggetto o dell'oggetto della proposizione relativa. Questi casi ricadono, comunque, nei casi più generali di sillessi grammaticale che caratterizzano così il greco antico come il latino.

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